Architettura

(pagina in allestimento)

(continua da Arte)

Per Parlare di architettura, che, oggi, vuol dire parlare di altro.
In quella lezione si parlò di arte, di musica, del fare architettura. Si parlo del silenzio.

Le leggi della composizione musicale divennero improvvisamente quelle della grande architettura. La scelta della musica non era stata casuale: la pittura é un gesto, alla fine, istintivo. Le leggi che regolano la composizione sono tacitamente negate da ciò che, soggettivamente, subiamo dall’opera d’arte.

Nell’Architettura e nella Musica ciò non accade.
Il percorso per appropriarsi di uno spazio o per “soggettivare” una composizione musicale é più tortuoso.
Anche se la musica riesce a trascendere, nella sua spiritualità, il fattore temporale, ad arrivare a toccare la corda dell’anima, il percorso del ricordo. L’architettura, come la musica, ha uno spazio fisico e compositivo determinato da chi lo genera.
Difficile definire come comporre, come costruire la poesia.
Avevo affidato ad un musicista il compito di parlare di spazio, di armonia, di tridimensionalità astratta, di spettro, di tempo, di vuoto, del silenzio.
Temi del tutto inerenti ad un corso di allestimento e museografia dove, chiamati ad appropriarci del termine di “allestire uno spazio” ,non solo dobbiamo applicare le leggi del progetto, ma siamo tenuti a confrontarci con quel tema difficile, perché eterno, di concepire una dimensione per l’opera d’arte. Che non é l’architettura, contenitore d’arte, ma l’opera stessa: recuperare così quel senso di pudore che un uomo di tecnica dovrebbe avvertire come limite del progetto.
Frank, a quel punto, non poteva che ironizzare…
“Tu e il tuo museo”- dissi alzando lo sguardo sul disegno sbiadito di ellissi di cemento. .
E se un architetto é un talento? Essere o avere talento.
E se un architetto é anche un artista?
La risposta, in quella lezione di ottobre, la diede un compositore di musica classica che é, anche, un eccellente esecutore.

Lo spazio armonico nell’architettura e nella musica é dettato da leggi rigorose, dall’applicazione più severa della matematica applicata : LA TECNICA.
Essa si deve apprendere e poi dimenticare, deve rendere “ leggera” la struttura (musicale ed architettonica), trasparente la complessità. C’è un telaio che sorregge la composizione. Nel tentativo di indicare quali siano, o possano essere, le leggi compositive che regolano la progettazione di uno spazio “armonico” ci si scontra in qualcosa che trascende il rigore, la tecnica, la scienza: l’attimo di sospensione proprio di ogni momento creativo.

“L’arte può permettersi il silenzio” non era più una citazione : il silenzio é una non musica, é tensione, sono le parole non dette.
E’ pathos.
Pensai, al termine di quel pomeriggio, che avevamo accarezzato l’idea di Bellezza, parlando di Musica, Arte ed Architettura, senza darne una definizione.

Il “ senso del pudore” aveva prevalso.
Quel discorso tra artisti aveva turbato la quiete razionalità di qualche architetto, ma, mi accorsi che, quell’angolo di silenzio, in quella confessione conferenziale, era stato ascoltato. Ed e’ stato un silenzio denso, quasi assordante.
Ho compreso che tra Architettura e Musica non vi è un’affinità elettiva….c’è un qualcosa che non ha bisogno della mediazione del pensiero
…….c’è un respiro
Nell’architettura, come nella musica, la tecnica è un mezzo d’espressione della leggerezza…non si vede . Ma c’è.

Ritornando a casa, al termine di quella lezione, mi chiesi come avrei affrontato i temi di quell’approfondimento didattico senza l’esperienza di una mostra sensoriale.
In maniera del tutto diversa. Con diverso coinvolgimento e, forse, senza l’emozione da palcoscenico. Senza la trepidazione del rivelarmi

Il percorso di ''Silenzio di un contrasto'' nasceva da un pensiero intimo, che, nel tempo é maturato in una riflessione di più ampio respiro..e nell'esigenza di dare ad essa l'unica forma espressiva di cui sono capace: un allestimento architettonico ed una lezione in facoltà.
E' difficile contenere in pochi pensieri lo spirito di questa serata e la poesia di quella lezione : e forse non e'mio desiderare parlare, né spiegare il filo delle emozioni. Mi piace pensare di raccontarvi , in questo mio scritto, la volontà d'arte che si cela dietro a questo pensiero

Userò una metafora… il cui soggetto e l'architettura perché essa è una dei protagonisti di questo percorso itinerante e perché l'ARCHITETTURA é sempre qualcosa di più che ARCHITETTURA. Alla fine dell'800 nasceva in Austria, sullo sfondo aristocratico di una Vienna disegnata dalla mano di Schinkel, l'ARCHITETTURA MODERNA, sullo sfondo della RIVENDICAZIONE DELLA LIBERA ESPRESSIONE D'ARTE. La libertà di essere.

Pittori, musicisti, architetti, poeti credettero così tenacemente nel libero pensiero del movimento artistico della Secessione, da influenzare la nascita della modernità e tutto il XX secolo. Il coraggio di espressione. Ho affrontato temi complessi, ma non complicati.
Ho letto quattro volte il libro di Aris per comprendere che la complessità non è un difetto. Semplicità e complicazione sono due segni opposti, e nessuno dei due riesce a conferire all'oggetto artistico valore estetico; mentre elementarità e complessità costituiscono una coppia concettuale complementare d'importanza capitale per il processo artistico. L'opera d'arte é sempre una costruzione complessa nella quale si riconoscono gli elementi che la formano…Ma ciò non é forse così anche per l' “io” umano?

Uomini e donne apparentemente complessi, che si nutrono di sentimenti forti, di contrasti, ma che alla fine disarmano con la semplicità del loro svelarsi.

Introspezione dolorosa che scava nell’animo umano” come buchi di un flauto da cui la voce dello spirito esce melodiosa”.
Questo é il Fil rouge …….

A questa riflessione ho voluto dare espressione artistica, ho voluto segnare il tempo di una nuova consapevolezza ,perchè sono convinta che é necessario andare in fondo alla ''VOLONTA' d'ARTE''. Anche per meravigliare…
……che in castigliano e' ASOMBRAR che significa letteralmente

GETTARE OMBRA, lasciare che le cose restino nell'oscurità, cioè l'opposto di illuminare, di dare luce ad una cosa per strapparla dal buio e rivelarla alla coscienza.
….e questo é sempre stato l'obiettivo di ogni vero lavoratore artistico

Forse tutto questo é il significato profondo dell'aforisma ''Less is More''.

con il quale Mies firmava i suoi progetti di vetro ed acciaio OVVERO: BISOGNA SEMPRE ESSEREDISPOSTI A SEPARARSI DA CIO' CHE NON RESISTE ALLA PROVA DELLA NECESSITA'.

Il minimale é, in fondo, una sofisticazione del barocco.
Continuo a fare il geometra di campagna, con una laurea in architettura e non solo, ma ho compreso che mia anima da pittore di Montmartre, deve avere espressione compiuta.
In attesa dell’occasione di una Architettura da progettare come desidero, che possa essere armonica come la musica di quella lezione. E che allora, sarò in grado di sentire.
Perché l’architettura si sente e la Musica si vede.

I tre moschettieri sembrano approvare. La forma incomincia a seguire la funzione.
 

Post sciptum

Consapevolmente . ….mancano le citazioni
28 dicembre 2011
Questo testo rispecchia quello che più mi apparteneva: una ragionata incoscienza.
Da allora molta strada è stata percorsa.
Ho incontrato e lavorato con interpreti e compositori che mi hanno regalato la loro verità, abbiamo progettato e realizzato i pensieri, prima degli allestimenti.
Si sono scritti libri. Si è studiato tanto, accettando la dimensione di solitudine che questo comporta. L’anno scorso ho creato Ensemble d’Architecture: un gruppo di giovani architetti e musicisti che credono, come me, che la segreta avventura dell’ordine sia un’esperienza da vivere. Credere in loro e farli lavorare è il modo più giusto e coerente per continuare ad essere un insegnante. Non credo che un Maestro possa legittimarsi l’abbandono, negare la possibilità di crescere, di realizzarsi, di diventare migliore.
Questo mi è stato insegnato da Anna Maria Zorgno, con la quale ho avuto l’onore di laurearmi e da Germana Bricarello, che appena diventata Architetto mi ha dato la possibilità di confrontarmi con la dimensione dell’insegnamento, quattordici anni fa.
A tutti gli Artisti che ho incontrato, sulla mia strada, devo la grande umanità di uno sguardo, la volontà del confronto, la capacità di ascolto. Sono stati tanti.